Cura il mal di testa con le patate

Uno dei principali cibi utilizzati nell’alimentazione quotidiana in tre diversi continenti (Europa, America, Oceania), ma comunque conosciuta in tutto il mondo, la patata ha delle proprietà a dir poco eccezionali.

Originaria del Sud America, fu importata in Europa dai conquistatori spagnoli nel ‘500 e prima della fine del secolo era diffusa in tutta Europa, anche se inizialmente era destinata principalmente all’uso come mangime per animali da allevamento, soprattutto nel nord Europa. Non essendovi le condizioni climatiche del Sud America, inoltre, i primi raccolti erano molto scarsi. Era inoltre associata dalla Chiesa alla stregoneria e al demonio, poiché essa non era citata nella Bibbia e dunque si supponeva che Dio non volesse che gli uomini la mangiassero.

La patata raggiunse l’ampia diffusione che conosciamo oggi solo nel XVIII secolo, quando, in relazione all’enorme incremento demografico mondiale, bisognava trovare fonti di sostentamento a rendimento maggiore. La patata e il mais risolsero il problema.

Nutrizionalmente parlando, la patata è molto popolare per il suo contenuto di carboidrati, vitamine e minerali. Mangiando una patata con la buccia, ad esempio, si assume circa il 45% della dose giornaliera raccomandata di vitamina C, il 10% della dose giornaliera raccomandata di vitamina B5 e oltre mezzo grammo di potassio. Le patate, inoltre, contengono tracce di magnesio, fosforo, ferro, zinco, selenio e litio.

Proprio queste sostanze, aiutano a curare l’emicrania, soprattutto quella dovuta alla stanchezza. Come fare? È molto semplice.

Innanzitutto prendi uno strofinaccio, pulisci la patata, tagliala in fette spesse un centimetro e posizionale sui punti doloranti come le tempie, la fronte e gli occhi. Puoi usare un copricapo per assicurarti che non si spostino dalle zone interessate, ma non stringerlo stretto.

Sdraiati in un ambiente tranquillo e con luci non troppo luminose per circa mezz’ora, in cui dovrai rilassarti e respirare profondamente.

Funziona? Molti dicono di sì, ma è tutto molto soggettivo, a cominciare dalla percezione del dolore. Di sicuro, questo metodo è più naturale delle capsule in commercio.

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